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Ghostwire Tokyo

Ghostwire Tokyo

Un gioco che non vuole piacere a tutti.

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I giochi di Tango Gameworks piacciono o non piacciono. Semplice. È risaputo che lo studio nipponico, fondato da Shinji Mikami, sviluppa titoli che sono sempre stati molto divisivi, sin dai tempi di The Evil Within. Certo, The Evil Within (così come il suo sequel) non era un gioco privo di difetti: era un po' «legnoso» nelle animazioni, soffriva di una certa lentezza e di un gameplay già all'epoca del suo lancio piuttosto vecchio. Era un titolo che si collocava in una visione dell'horror old-style, che strizzava l'occhio ai primi Resident Evil e, più in generale, aveva quell'impronta così profondamente occidentale da non consentirgli di avere una sua identità in quanto gioco profondamente giapponese.

Già, identità. Nella nostra anteprima di Ghostwire Tokyo, ho insistito molto su questo aspetto, sottolineando quanto questa nuova esperienza punti tutto proprio sulla propria singolarità. È un FPS per sua natura, ma senza le armi. Vanta una struttura open world, ma è al contempo molto lineare. Sono proprio le sue contraddizioni - non intese in senso negativo, sia chiaro - a renderlo un titolo fuori dagli schemi a cui siamo abituati oggi. E proprio per questa ragione, anche dopo le ore successive che mi hanno accompagnato durante la fase review, continuo a credere che Ghostwire Tokyo sia un gioco che ricalchi perfettamente la mission di Tango Gameworks. Ossia, quella di fare giochi che non pretendono di piacere a tutti, ma che, anzi, fanno leva proprio sulla loro originalità.

Ghostwire Tokyo

C'è chi potrebbe leggere in questo mio ragionamento un modo per giustificare alcune scelte (discutibili, non lo nego) di Ghostwire Tokyo, come la sua inevitabile ripetitività dopo diverse ore di gioco. Nonostante il titolo vanti un sacco di missioni secondarie (e momenti che fungono dichiaratamente da riempitivi, non lo nascondo), ciò che mi è piaciuto di questo gioco è proprio il senso di déjà-vu che porta con sé. Un modo per perpetrare l'incubo che Akito sta vivendo; proprio lui, ragazzo qualunque con un vissuto molto complesso, che si ritrova di punto in bianco in una metropoli caotica come Tokyo, svuotata di esseri umani e funestata da creature spaventose. A fare l'eroe, non per scelta, ma per necessità.

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Non ho mai avuto la fortuna di andare a Tokyo, ma dai racconti di chi ha avuto l'opportunità di visitarla, so che è una città vivace, trascinante, immersiva. Che è esattamente quello che traspare in Ghostwire Tokyo, dove i segni della sua vita frenetica sono ancora palpabili nelle ciotole di ramen ancora fumante nei baracchini che costeggiano i vicoli, o dalla musica a tutto volume che sopraggiunge dai locali notturni. Una metropoli che ancora vive, ma che al tempo stesso è stata svuotata da una nebbia misteriosa che l'ha resa spettrale. Muoversi per Shibuya e le sue strade è eccitante quanto spaventoso: imbattersi nei suoi manifesti luminosi stride con i marciapiedi vuoti e umidi che siamo costretti a percorrere.

Ghostwire TokyoGhostwire Tokyo

A rendere tutto ancora più lugubre è, ovviamente, la presenza dei Visitatori - queste misteriose creature che sembrano uscite da un vecchio horror anni Settanta - che pattugliano le strade e rendono la missione di Akito (salvare sua sorella e l'intera città da questa agghiacciante minaccia) ancora più complessa. Fortunatamente, il giovane può contare sull'aiuto dei poteri elementali conferiti dallo spirito che lo possiede, KK, e dall'utilizzo di oggetti magici che rendono più agevole il combattimento. In realtà, quello che vale la pena sapere è che il modo migliore per avere la meglio nei combattimenti di Ghostwire Tokyo è propendere per un approccio a distanza. Tenere a bada orde di scolarette senza testa o inquietanti uomini con il cappello e l'ombrello, scagliando contro di loro tutta una serie di attacchi ma a distanza, è il modo migliore per non farsi cogliere impreparati. Creare una distanza tra te e il nemico è il modo migliore per non morire in Ghostwire Tokyo, così come prediligere attacchi in stealth - in particolare, quando i nemici sono davvero numerosi.

Buttare a terra un nemico, ad eccezione dell'attacco in stealth, è tutt'altro che immediato. Ogni creatura richiede ben più di qualche colpo, utile per rendere visibile il suo nucleo che Akito può poi letteralmente strappargli fuori dal petto - e dunque ucciderlo. Per questa ragione, un'altra mossa davvero utile che consiglio di utilizzare è imparare a bloccare gli attacchi nemici: se fatto con un certo tempismo, puoi rispedire al mittente l'attacco, oltre a non ricevere praticamente alcun danno. Imparare a padroneggiare la parata, dunque, diventa fondamentale, soprattutto quando la situazione si fa più affollata.

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Ghostwire Tokyo

Ma per fermare l'avanzata della minaccia nebbiosa (e del suo creatore Hannya), il giocatore non deve solo sterminare creature o raccogliere le anime dei cittadini prosciugati dalla nebbia - aspetto su cui torno tra poco. Akito può, liberando i portali Torii, scacciare la nebbia ed espandere l'area accessibile. Una parte significativa del ciclo di gameplay di Ghostwire Tokyo sta proprio nell'individuare questi gate. La maggior parte di questi portali possono essere raggiunti con facilità, ma molti si trovano sui tetti di edifici alti, che non sono sempre facili da individuare.

Akito non può, ovviamente, scalare gli edifici da solo, ma deve utilizzare come sistema di trasporto dei Tengu posizionati in modo strategico e poi librandosi da un edificio all'altro. Una bella meccanica che risulta anche una piacevole distrazione dai continui combattimenti e dall'esplorazione continua di Tokyo. A rendere un po' più diversificata l'esperienza, come dicevo, c'è anche tutta una parte di raccolta che spinge il giocatore a muoversi ed esplorare le aree circostanti.

Oltre a raccogliere le anime dei cittadini sparsi per le strade di Tokyo - Akito può farlo usando speciali amuleti di carta, che poi può caricare all'interno di vecchie cabine telefoniche per restituire le anime ai legittimi corpi - il personaggio può anche trovare alcuni collezionabili sotto forma di statue Jizo. Ultimo, ma non meno importante: ricordate di fare scorta di biscotti per cani. Disseminati per la metropoli, ci sono infatti alcuni Shiba inu che aiuteranno il vostro percorso. In fin dei conti, il cane non è il miglior amico dell'uomo?

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Graficamente, Ghostwire Tokyo conferma le mie impressioni iniziali: è un gioco visivamente ricco, pieno di dettagli, caratterizzato da un eccellente uso dell'illuminazione e dei riflessi. È un titolo che è una delizia per gli occhi e difficilmente tende a stancare. Anche a livello sonoro, l'esperienza di Tango resta molto valida: come già detto nell'anteprima, è molto interessante anche l'uso dell'altoparlante del DualSense, da cui arriva la voce di KK. È una funzionalità che non apporta nulla di concreto in termini di gioco in senso stretto, ma che indubbiamente aumenta il livello di immersione. Persistono ancora alcuni problemi in termini di performance del gioco, soprattutto durante le sequenze più concitate, ma la buona notizia è che non sono ben distanziati e non continui.

Non avevo voluto tenere alte le aspettative per Ghostwire Tokyo, nonostante sia una fan sfegatata dello studio. La fase review ha tuttavia confermato le mie impressioni iniziale: al netto di alcuni suoi difetti, si rivela un gioco intrigante, con una trama efficace e funzionale, in cui la vera protagonista sembra essere più Shibuya e i suoi scorci che lo stesso Akito. Un'esperienza originale, sotto certi punti di vista, che se ne frega di essere volutamente sopra le righe. Tango Gameworks ha messo molta passione in questo progetto, è palpabile, nonostante la consapevolezza che non sarebbe stato un gioco per tutti.

E questo, sia chiaro, non perché si mettano in dubbio le capacità valutative dei suoi giocatori; è semplicemente un gioco che vuole essere così: sporco, imperfetto, diverso. E in un'epoca in cui molti titoli sembrano fatti con lo stampino, la ventata di aria fresca (e lugubre) offerta da Ghostwire Tokyo, pur con i suoi limiti, mi piace. E anche tanto.

Ghostwire Tokyo
08 Gamereactor Italia
8 / 10
+
Una solida identità; Diverso, innovativo e in qualche modo audace; Mondo ricco di attività; Visivamente sorprendente; Buon uso del sonoro.
-
È un gioco imperfetto, che non piacerà a tutti; Ancora qualche problema in termini di prestazioni.
overall score
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