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Shadows of the Damned

Shadows of the Damned

Suda51 e Shinji Mikami ci danno la loro visione dell'inferno nell'ultimo titolo di Grasshopper Manufacture. Umorismo, violenza e un teschio parlante: ricetta perfetta?

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Sarebbe sbagliato parlare di normalità. In effetti, quanto avvenuto fino ad ora è particolarmente strano, dato che stiamo conversando con la testa mozzata di una ragazza nelle nostre mani mentre dietro di noi il resto del suo corpo striscia freneticamente cercando la sua metà mancante. Bene, quando parliamo di conversazione, in effetti parliamo di una macabra litania. Le cose sono parecchio strane nell'inferno di Grasshopper Manufacture.

Benvenuti in un viaggio sotterraneo nel sottosuolo (e non stiamo parlando di metropolitane e passanti ferroviari) in un mondo di tenebre, in compagnia del creatore di No More Heroes, Suda51 e di Shinji Mikami della serie Resident Evil. È un potente incontro di menti, come quando Tarantino incontra Rodriguez, ma con una differenza fondamentale: Suda e Mikami "arrivano" là dove vogliono arrivare.

Nonostante l'ambientazione, dovreste essere più preoccupati per il vostro divertimento che per la vostra frequenza cardiaca. Un po' come avviene in Planet Terror di Robert Rodriguez, ci sono un sacco di risate in mezzo al sangue. Certo, è umorismo di bassa lega. Certo, non è intrattenimento intellettuale. Ma, cavolo, è divertente.

Shadows of the Damned
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La trama può essere sintetizzata rapidamente. Il giocatore assume il ruolo di Garcia Hotspur, un macho vestito di pelle di origine latino-americana. La nostra ragazza è stata rapita da Fleming - una specie di principe delle tenebre che, successivamente, la trascina in un Underworld abitato da mostri e strane creature, che vivono in quello che sembra essere un dramma cittadino europeo, piuttosto che un video metallaro anni '80.

Abbiamo avuto a che fare con dinamiche alla "Salva la situazione e la principessa" molte altre volte in passato. Ma in questo caso la cosa si fa speciale. Abbiamo infatti un action-adventure che va ben oltre le solite battute sugli organi genitali maschili. Benché questi siano una parte integrante del suo DNA.

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Capirete presto perché quella particolare linea di umorismo è così diffusa. Ad esempio il nostro compagno, un teschio fiammeggiante di nome Johnson, parla con l'accento classico di maggiordomo. Lui è sia arma che parte fondamentale nella storia del gioco (ed è anche bersaglio di molte battute). Johnson è una sorta di coltellino svizzero demoniaco, in grado di trasformarsi in un'ampia gamma di armi: pistola, fucile, armi automatiche... e la sua potenza di fuoco può essere aumentata attraverso dei cristalli collezionabili di colore blu.

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Il chiacchiericcio tra Hotspur e Johnson sono la spina dorsale dell'umorismo nel gioco. Quando si introduce la comicità in un videogame, si cammina sul filo di un rasoio in quanto molte cose possono andare per il verso sbagliato. Di norma un survival horror farcito di doppi sensi, aneddoti e riferimenti a tutto ciò che si trova al di sotto dell'ombelico non dovrebbe funzionare, ma in questo caso funziona. Molto bene. C'è una grande chimica tra i due personaggi, e giochi di parole densi di battute sono ottimi, anche se quasi mai sottili e scarsamente traducibili in italiano.

Esempio: all'inizio del gioco Johnson afferma che Fleming è un "Dick-Tator" (intraducibile), e questo è uno dei commenti più "eleganti" presenti nel copione. Ma nonostante l'umorismo infantile, non parliamo di un gioco per bambini, dato che è gronda sangue, riferimenti sessuali e violenza. Il suo PEGI 18 se l'è guadagnato con orgoglio.

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Il gioco è altrettanto audace nelle battaglie con i boss. Grande e, a volte, spietato, il design delle creature è stupefacente in tutto e per tutto. È facile innamorarsi, dato che ci sono parti del gioco in cui si rimbalza da un boss all'altro, anche se questa rotazione di boss non raggiunge le vette di Devil May Cry 4. Gli stessi combattimenti sono difficili, e richiedono un po' di ingegno e tenacia per poter essere superati.

Ciò è dovuto non solo agli schemi di attacco, ma anche a una meccanica di gioco fondamentale: l'"oscurità". Diverse zone dell'Inferno sono impregnate di una materia oscura, e se varcate queste zone riducono gradualmente la salute di Garcia, mentre i nemici al suo interno sono molto più forti.

Per sconfiggere i boss potrebbe essere necessario immergersi nell'oscurità, attaccare e fuggire per recuperare, per poi tornarvi. Durante i livelli normali, mentre si esplorano le città e si conoscono i loro abitanti, è necessario distruggere questi campi oscuri. Gli elementi puzzle che consentono di spegnere l'oscurità sono sempre gli stessi: un interruttore di disattivazione a forma di una testa di capra fiammeggiante. I puzzle sono ben lontani dal farci spremere le meningi, ma la cosa aggiunge un po' di pepe in un gioco già superbamente speziato.

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La qualità complessiva della produzione ci ha consegnato uno dei migliori action-adventure in terza persona degli ultimi mesi. Dal character design arrogante di Hotspur, attraverso i nemici bizzarri e alcuni elementi fantastici (il gioco all'improvviso ci spiazza trasformandosi in un 2D a scorrimento laterale), si assiste a un brainstorming di idee in grado di soddisfare sotto ogni punto di vista.

Dobbiamo soffermarci sulla colonna sonora, un eclettico mix di rock, punk, musica classica e altri stili gettati insieme in una maniera vibrante che ci porta a chiedere perché il compositore Akira Yamaoka abbia lavorato solo a Silent Hill in questi anni. C'è un'inventiva tale da risultare una gioia per le nostre orecchie, e ogni pezzo riesce a mantenere l'atmosfera generale del gioco, nonostante la loro evidente diversità.

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Il gioco ha i suoi difetti. Abbiamo completato la storia in meno di quindici ore e, benché sia una notevole quantità di gioco, la struttura è così lineare da lasciarci dubitare della rigiocabilità del titolo.

Si tratta di un piccolo difetto, in ogni caso: il godimento provato al primo giro è tale che consigliamo a tutti di intraprendere questo viaggio attraverso l'inferno. È un titolo strano e memorabile, e c'è dentro tutto quello che vi aspettereste dalle menti che hanno creato Resident Evil e No More Heroes. Mentre la struttura è familiare, c'è un gusto creativo che indica chiaramente che questi sviluppatori hanno molto altro da dire. È un titolo forte per Grasshopper, che cementa ulteriormente la sua reputazione maturata con i titoli precedenti. Non vediamo l'ora di scoprire cosa avranno in serbo per noi con il prossimo titolo.

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08 Gamereactor Italia
8 / 10
+
Umorismo, gameplay ben strutturato, ottima colonna sonora, spinge a continuare a giocare
-
Rigiocabilità piuttosto bassa
overall score
Questo è il voto del nostro network. E il tuo qual è? Il voto del network è la media dei voti di tutti i Paesi

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RECENSIONE. Scritto da Sebastian R. Sørensen

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