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The Last Guardian

The Last Guardian

La bellezza di una fiaba senza tempo che, nonostante i tanti difetti, ha tante emozioni da regalare.

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«Che cosa vuol dire "addomesticare"?»
«È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"...»
«Creare dei legami?»
«Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.»

("Il Piccolo Principe" - Antoine de Saint-Exupéry)

Avevamo quasi perso le speranze. Siamo addirittura arrivati a credere che quell'annuncio oramai lontano, sbiadito, avvenuto nel corso dell'E3 2009 durante la conferenza stampa di Sony, fosse stato solo uno strano sogno, un'epifania. Project Trico - era questo il nome in codice con cui The Last Guardian venne presentato al pubblico PlayStation per la prima volta - è sembrato per molto tempo una sorta di allucinazione collettiva: nonostante fosse atteso nel 2011 in esclusiva su PlayStation 3, il nuovo titolo di Team Ico è costantemente scomparso dai radar, svanito nel nulla per un tempo inenarrabile, lasciando presagire ai meno ottimisti una fine immeritata.

Abbiamo dovuto attendere l'E3 2015, e una nuova conferenza di Sony, per scoprire che in realtà lo studio nipponico non ha mai smesso di lavorare senza sosta ad un progetto che, almeno sulla carta, sembrava tanto ambizioso nei temi che avrebbe voluto toccare quanto emotivamente profondo, ma questa volta compiendo un faticoso salto generazionale su PlayStation 4. Non nascondiamo di aver temuto fino all'ultimo istante un destino nefasto per questo titolo, attorno cui la macchina dell'hype si è mossa a ritmo incessante nel corso di questi 10 lunghi anni (il progetto è in sviluppo dal 2007), generando aspettative forse troppo alte nei confronti di un gioco che, in fin dei conti, fa della semplicità uno dei suoi leitmotiv.

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Già, perché a fronte di attese eccessive, The Last Guardian è tutt'altro che perfetto. Parlare di un gioco tecnicamente immacolato sarebbe assolutamente scorretto e non nascondiamo che nel corso del nostro playthrough, abbiamo abbandonato il controller per la frustrazione più di una volta. Tuttavia, è esattamente nella sua incompiutezza, nei suoi tanti difetti e nelle sue tante mancanze che risiede l'aspetto più forte e appassionante della nuova avventura sviluppata da Team Ico e da SCE Japan Studio, dove la storia d'amicizia narrata qui, quella tra un ragazzo senza nome e una misteriosa creatura mitologica, rappresenta una delicata, ma efficace, metafora della vita.

The Last Guardian

Potremmo esordire dicendo che The Last Guardian sia, in fin dei conti, un racconto sulla fiducia. Esattamente come il rapporto che si è costruito nel corso di questi quasi dieci anni di sviluppo e che ha portato i giocatori a continuare a credere nell'ambizione di Team Ico e a supportare lo studio in tutti questi anni, il ragazzo e Trico - gli unici grandi protagonisti di questa fiaba senza tempo - costruiscono a poco a poco una relazione fatta di tentativi, prove da superare, aspettative da guadagnare. Sin da quando il giovane ragazzo si risveglia in una misteriosa vallata accanto alla creatura, abbiamo il compito di stabilire un approccio con questa belva furiosa, rassicurarla, permetterle di fidarsi di noi in modo riuscire a trovare insieme una via d'uscita da questo luogo all'apparenza impenetrabile. Seppur sulle prime Trico sia reticente e poco avvezzo a fidarsi di noi, a poco a poco - nutrendolo e liberandolo dalle catene che lo mantengono intrappolato al terreno - la creatura inizia a prestarci ascolto ed è così che prende il via il nostro viaggio.

Di conseguenza, la relazione di fiducia che si instaura tra i due protagonisti diventa anche la chiave di volta in termini di gameplay. Sfruttando la cooperazione e un lavoro sinergico tra Trico e il ragazzo, il giocatore è chiamato a risolvere i diversi enigmi che sono disseminati nel corso dell'avventura, principalmente puzzle di tipo ambientale, che permettono ai due personaggi di proseguire il loro viaggio. La maggior parte di questi è risolvibile con grande facilità, anche perché Team Ico ha costellato ciascun livello di indizi visivi che suggeriscono al giocatore, non appena quest'ultimo è entrato in sintonia con il titolo, dove andare e dove cercare i barili con cui nutriremo Trico per incoraggiarlo a proseguire. Probabilmente è un espediente vecchia scuola che farà sorridere i giocatori di oggi nella sua ingenuità, ma dal momento che il level design, alla lunga, rischia di diventare claustrofobico e tende a disorientare il giocatore in quanto molto ripetitivo in termini di ambienti, avere un indizio visivo che aiuta a districarsi e a capire dove andare, fa senza dubbio tirare un grande sospiro di sollievo.

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Come dicevamo, il rapporto tra Trico e il ragazzo diventa un elemento necessario per proseguire lungo il cammino: a poco a poco, infatti, il ragazzo ha la possibilità di dare comandi alla creatura utilizzando il tasto R1 in combinazione con gli altri quattro pulsanti frontali del controller, attraverso cui può indicargli se saltare, se spingere un determinato oggetto e così via. Ed è qui che abbiamo rintracciato il primo dei grandi problemi che caratterizzano il gioco: l'imperfetta IA della creatura che, a fronte di un nostro comando preciso, talvolta non risponde oppure, in totale autonomia, cambia direzione rispetto a quella da noi indicata ed effettua il comando da noi impartito da tutt'altra parte. Vi lasciamo immaginare la rabbia e la frustrazione che ne derivano, soprattutto nei luoghi più stretti e angusti in cui Trico fa già fatica a muoversi, creando situazioni da panico in cui abbiamo trascorso più di un minuto a riuscire a portare a compimento un'operazione che avrebbe richiesto sulla carta pochi centesimi di secondo.

La stessa macchinosità nell'esecuzione dei comandi va rintracciata anche nei movimenti del ragazzo, il quale molto spesso - e non certo per colpa nostra - a fronte di un salto corretto, magari nel tentativo di raggiungere un'estremità a cui aggrapparsi, si è trovato spiaccicato al suolo senza alcuna logica spiegazione. Lo stesso dicasi quando il personaggio si arrampica su Trico, dove a fronte di input corretti, il ragazzo inizia a rotolare e a perdersi tra le piume della belva in modo illogico, e questo diventa ancora più frustrante se ciò accade durante le sequenze di combattimento contro i Soldati Armatura che, come vedremo tra poco, sono particolarmente frenetiche. A peggiorare ulteriormente la situazione, vi è la pessima telecamera che il giocatore può controllare con lo stick destro e che, anche a fronte di una patch rilasciata al day-one, risulta comunque ingestibile. In particolare, se ci troviamo in prossimità di un soffitto o vicino ad una parete, la telecamera impazzisce e diventa impossibile tenere traccia del ragazzo, obbligandoci il più delle volte a spostarci per avere una visuale finalmente pulita.

Accanto all'esperienza esplorativa e alla risoluzione dei puzzle offerte in The Last Guardian, come dicevamo, ci sono anche alcune brevi sequenze di combattimento in cui Trico e il ragazzo si trovano ad affrontare i Soldati Armatura, misteriose armature vuote, che si muovono liberamente per le antiche rovine e che si animano non appena intercettano il passaggio della belva e del ragazzo. Durante i combattimenti, è preferibile lasciare a Trico il "lavoro sporco", anche perché il ragazzo non può in alcun modo combattere contro queste oscure creature, se non nella seconda parte del gioco (tuttavia, anche in questo caso, collaborando con Trico). Il più delle volte queste armature portano con sé una sorta di specchio a forma di occhio, che sembra spaventare a morte il nostro amico grifone, ed è dunque compito del ragazzo spingere l'armatura in questione e fare in modo che lasci cadere lo specchio, frantumandolo in mille pezzi, e permettendo così a Trico di tornare a combattere senza alcun timore. A proposito dei suddetti specchi, durante il gioco, ne troveremo anche molti altri sospesi in giro per l'ambiente e questo, ovviamente, costringe il nostro amico piumato a bloccarsi, come ipnotizzato. Anche in questo caso, è compito del ragazzo arrampicarsi su strutture pericolanti lungo altezze che danno i brividi, e distruggere gli specchi per permettere a Trico di avanzare.

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Fino ad ora non siamo stati particolarmente clementi nei confronti del nuovo titolo di Team Ico. Anzi, ammettiamo di essere stati volutamente molto severi perché, soprattutto alla luce dei suoi tanti anni di sviluppo, siamo rimasti piuttosto delusi dai numerosi problemi tecnici riscontrati all'interno del gioco, dove sono piuttosto palesi le radici PlayStation 3 che il titolo porta con sé. Tuttavia, nonostante le evidenti mancanze da un punto di vista tecnico, The Last Guardian è in grado di veicolare un'atmosfera magica, unica, assolutamente singolare. Questo passa in primo luogo attraverso lo stile artistico adottato da Team Ico, non solo nella ricreazione degli ambienti, che conferiscono all'intera esperienza un tocco quasi mitologico, e che sfruttano la verticalità su piattaforme quasi sospese nel nulla per conferire un maestoso senso di vertigine, ma anche nei tanti piccoli dettagli che li caratterizzano. In primo luogo, abbiamo letteralmente amato le animazioni relative al fogliame dei diversi arbusti che si abbarbicano lungo le torri pericolanti e su cui il ragazzo può arrampicarsi, restituendo un effetto verosimile di grande impatto. Altrettanto possiamo dire per le piume che costituiscono il manto di Trico dove, ad ogni leggera brezza, si muovono con una naturalezza indescrivibile, rendendolo quasi vivo.

Un altro aspetto che abbiamo amato è l'incredibile uso della luce che permea l'intera esperienza, che nelle sezioni all'aperto crea un effetto ovattato, onirico, restituendo un effetto delicato da fiaba senza tempo, e che entra drasticamente in contrasto con le varie sezioni in interno, illuminate appena dalle torce, caratterizzate da un tocco quasi caravaggesco. A sublimare un'esperienza che da un punto di vista artistico è già di livello altissimo, vi è l'immensa colonna sonora composta da Takeshi Furukawa, eseguita dall'Orchestra Filarmonica di Londra, che punteggia in modo perfetto e ssolutamente non invasivo l'intera esperienza di gioco, conferendo ad essa un'atmosfera sospesa, quasi impalpabile.

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Tuttavia, c'è ancora un aspetto che - a dispetto dei tanti difetti che il gioco porta con sé - ci ha letteralmente fatto amare The Last Guardian, ed è forse il motivo per cui abbiamo deciso, forse incoscientemente, di premiare comunque il titolo di Team Ico: il profondo legame che il giocatore riesce ad intessere con i due protagonisti, in particolare con Trico. Le sensazioni che ci hanno accompagnato durante il nostro playthrough sono state impagabili, magiche, emozionanti e ciò è dipeso dal modo in cui lo studio ci spinge a riflettere sul modo in cui, anche nel mondo reale, stabiliamo i nostri rapporti interpersonali. Come abbiamo già avuto occasione di ribadire nel corso di questa recensione, The Last Guardian può essere letto come un racconto sulla fiducia, quella incondizionata che solitamente ci porta a stringere legami importanti con i nostri amici, i nostri cari e, perché no, anche con i nostri animali domestici. Il viaggio che Trico e il ragazzo compiono insieme, affrontando difficoltà e avversità di ogni genere, diventa una profonda quanto delicata metafora sull'amicizia, sul nostro modo di continuare a nutrire fiducia nei confronti di chi amiamo e di chi ci sta accanto, in questa lunga avventura qual è la vita.

The Last Guardian rappresenta essenzialmente un viaggio interiore, un modo per guardarsi dentro e tentare di scacciare, almeno per un attimo, quel cinismo e quel modo grigio di vivere che, soprattutto al giorno d'oggi, tanto spesso ci fa compagnia. Il fatto che Team Ico abbia optato per un'atmosfera fiabesca e senza tempo risiede essenzialmente nella necessità di allontanarci per un attimo dalla cupezza del mondo reale, e chissà, forse per farci tornare per un attimo a sperare che il mondo, in fin dei conti, non è poi tutto così malvagio, e che sentimenti profondi come l'amicizia rappresentano quel balsamo necessario per tornare a respirare e ritrovare quella pace interiore di cui troppo spesso sentiamo la mancanza.

È vero, The Last Guardian non verrà certamente annoverato tra i titoli tecnicamente meglio realizzati di questa generazione videoludica; anzi, come abbiamo più volte avuto occasione di ribadire, il titolo mostra grandissima fragilità da questo punto di vista e sarà, a ragion veduta, molto criticato in quanto incapace di stare al passo con i tempi rispetto a molti altri giochi di questa generazione, di uguale fattura. Eppure, al contempo, la nuova toccante avventura di Fumito Ueda ha tutte le carte in tavola per diventare un nuovo grande classico, veicolo di sensazioni e di emozioni uniche, che permettono al giocatore di compiere un importante viaggio introspettivo, che per un po' lenirà la sua anima tormentata.

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08 Gamereactor Italia
8 / 10
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Una storia magica; Il legame emozionante che si instaura con i personaggi; Gameplay solido fondato sulla cooperazione tra Trico e il ragazzo; Stile artistico sublime; Colonna sonora incantevole.
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La telecamera è assolutamente ingestibile; Qualche importante calo di framerate nelle sequenze più concitate; In generale, tecnicamente antiquato.
overall score
Questo è il voto del nostro network. E il tuo qual è? Il voto del network è la media dei voti di tutti i Paesi

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