Toy Story 4
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Toy Story 4

La serie di Toy Story si congeda con uno dei suoi racconti più adulti e toccanti.

Nessuno era ancora pronto. Proprio come Andy, che ha impacchettato e ceduto con il cuore rigonfio di tristezza i giocattoli della sua infanzia alla piccola Bonnie in Toy Story 3, anche noi spettatori - soprattutto quelli della nostra generazione, che avevano poco più o poco meno dell'età del bambino quando hanno visto al cinema il primo capitolo della saga Pixar - non eravamo preparati a lasciare i nostri giocattoli preferiti e riporli in soffitta. Sebbene il terzo film dedicato a Woody e Buzz Lightyear fosse la conclusione perfetta, la chiusura ideale di un cerchio per una trilogia che ci aveva divertito e commosso nei suoi quindici anni di storia, scrivere su un metaforico scatolone di cartone "Addio per sempre infanzia" era una sfida ancora troppo complessa da affrontare.

Non perché non fossimo già adulti responsabili all'epoca, ma separarsi da uno dei momenti più felici e spensierati che caratterizza la vita di ciascun essere umano e fare i conti con una nuova fase della propria esistenza è ciò che si tenta in tutti i modi di procrastinare, con la speranza di vivere ancora per qualche manciata di minuti quell'attimo. Anche se con la consapevolezza che sarebbe stato solo una fugace evasione dalla realtà quotidiana, mentre il traffico di Milano si consumava fuori dalle mura del cinema in cui eravamo ad assistere alla proiezione, Toy Story 4 è stato a suo modo terapeutico, facendoci chiudere i conti, una volta per tutte, con quella deliziosa parentesi di vita in cui sono state gettate le basi dell'esistenza di tutti noi.

Toy Story 4

E quello che all'apparenza è un tenero film d'animazione, condito da tante battute che fanno appello al pubblico più giovane presente in sala (a partire dallo svitato Forky, da noi doppiato da Luca Laurenti), si rivela in realtà un film spietato sull'età adulta, sul diventare adulti, sul "lasciar andare". Già, perché il senso di abbandono che consuma i tanti giocattoli presenti in Toy Story 4, a partire da Woody e Bo Peep (grande ritorno dopo il suo addio in Toy Story 2), smaniosi di non abbandonare quella sicurezza data e ricevuta tra le braccia dei propri bambini, è la stessa che logora un po' tutti noi, costretti a vagare fuori dalla sicurezza delle quattro mura domestiche, della nostra cameretta, per iniziare un nuovo viaggio: quello della vita adulta. Il sottotesto che accompagna Toy Story 4 è probabilmente tra i più crudi e difficili da digerire dell'intera storia del franchise, un film che, ancor più del terzo capitolo, ci mette di fronte alla conclusione di un percorso, ma questa volta definitivo. E dunque, in quanto tale, arduo da accettare, ma necessario.

C'è quella malinconia di fondo, in Toy Story 4, che è ciò rende davvero preziosa la nuova pellicola firmata Disney/Pixar. A partire dal personaggio di Gabby Gabby, una bambola anni Cinquanta ("casualmente" doppiata in originale da Christina Hendricks, la "bambolona" rossa Joan Holloway di Mad Men) lasciata marcire su uno scaffale polveroso di un negozio di antiquariato a causa di un difetto di fabbrica (!), passando per lo stunt giocattolo Duke Caboom (in originale doppiato da un a lungo dimenticato Keanu Reeves, così come dal nostrano Corrado Guzzanti...anche lui, che fine aveva fatto?), l'inquietudine è il vero motore di questo film, un modo per fare i conti con il nostro passato e chiudere finalmente quella porta. Di cui, però, rimane un vivo, inebriante e bellissimo ricordo, anche se è il momento di voltare pagina.

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Questo grazie alla scrittura magistrale di Stephany Folsom, che confeziona un racconto che alterna con sapienza momenti esilaranti, leggeri, che scaldano il cuore, a quelli più cupi e devastanti che lasciano un po' di consapevolezza in più e danno parecchio su cui riflettere nel momento in cui si esce dalla sala. Accanto ad una storia sapiente e ben confezionata, ciò che affascina di Toy Story 4 è la perfetta scrittura dei suoi personaggi in cui - oltre ai comprimari Gabby Gabby e Duke Caboom, menzionati poc'anzi, che facilmente lasciano il segno per il loro background - senza dubbio spicca la nuova veste di Bo Peep.

Sull'onda massiccia del girl power che ha sempre più peso e rilevanza nelle pellicole disneyane (e non solo) degli ultimi anni (con nostra grande soddisfazione), la tenera pastorella, ora guerriera da strada, è uno dei poli attrattivi dell'intero film, tratteggiata con grande maestria e senza mai cadere in un fastidioso eccesso che snaturerebbero il suo carattere. A suo modo, ma con i dovuti "arrotondamenti", Bo Peep ci ha ricordato tantissimo la Furiosa di Mad Max: Fury Road, un personaggio femminile forte, indipendente, ma che non tende mai a nascondere il suo lato più morbido. Ciò che abbiamo davvero apprezzato nella forgiatura del suo personaggio è questa tendenza a non cadere nella facile macchietta, che avrebbe depauperato completamente il significato di Bo Peep in questo frangente, in cui si sostituisce come fedele co-protagonista al fianco di Woody. Non una damigella in pericolo da salvare, non una principessa intrappolata in un castello in attesa dell'eroe che la porti via, ma una donna...ops, bambola di porcellana che sa badare a se stessa e costituisce un modello positivo per le giovani spettatrici che non potranno non amarla.

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Ma Toy Story 4 è soprattutto un film d'animazione e, in quanto tale, veicola messaggi molteplici che è possibile leggere tra le sue pieghe, in base alla propria età anagrafica. Se i più piccoli rideranno con il piccolo Forky e alle battute nonsense di Buzz Lightyear, gli spettatori più adulti adoreranno il comparto di citazioni e strizzatine d'occhio all'immaginario infantile del nostro passato (e non solo), a partire dai burattini servitori di Gabby Gabby, costruiti ad immagine e somiglianza del terrificante Signor Gambadilegno, il "Pupazzo Parlante" dell'omonimo romanzo della collana di "I Piccoli Brividi". In un gioco di rimandi al passato e in attesa di ciò che ci riserva il futuro, Toy Story 4 scorre via, strappando tanti sorrisi (e tante lacrime) in quello che può, senza mezzi termini, definirsi la pellicola definitiva e conclusiva delle avventure di Woody e Buzz Lightyear. E se ci è mancata (tanto) la voce del buon Fabrizio Frizzi nei suoi "Mani in alto" o "Ho un serpente nello stivale", a rendere meno amaro questo lungo, ma necessario, addio è il fatto che Pixar abbia imbastito un film eccellente da diversi punti di vista, senza rovinare quello che, per tutti, rappresentava la fine del viaggio di Woody e Buzz in Toy Story 3.

Con un ritmo scandito con precisione millimetrica, una scrittura trascinante e personaggi intagliati alla perfezione - non senza quel velo di saudade ad impreziosirlo - Toy Story 4 chiude definitivamente un cerchio iniziato quasi 25 anni fa, con un film, Toy Story - Il mondo dei giocattoli, che ha rivoluzionato la storia dell'animazione occidentale, non solo per la tecnica innovativa utilizzata (resta pur sempre la prima pellicola d'animazione completamente sviluppata in computer grafica), ma soprattutto per i messaggi nascosti, pensati per un pubblico più adulto, che hanno fatto tendenza in tutto il cinema d'animazione successivo. Dopo aver fatto a suo modo la storia, la serie di Toy Story si congeda con uno dei suoi racconti più adulti e toccanti, forse con lo scopo di farci fare pace con il nostro passato ed iniziare a guardare avanti, ad un futuro in cui magari tireremo fuori i nostri giocattoli dagli scatoloni per dar loro una nuova vita con i nostri figli o nipoti. Ed iniziare così un nuovo favoloso ciclo.

Toy Story 4
09 Gamereactor Italia
9 / 10
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